La Famiglia TradizioAnale

marzo 29, 2019

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Siamo al congresso delle famiglie di Verona e abbiamo contattato don Luca, responsabile dei rapporti con le famiglie della parrocchia di Sommacampagna.

Riportiamo la breve ma significativa intervista.

F.B. Don Luca, saltiamo i preamboli e andiamo subito al centro della questione. Pare che dopo il discorso della Dottoressa Silvana De Mari, nota proctologa, vi sia stato un accostamento alla pratica del sesso anale da parte di oltre il 95% di partecipanti al congresso.

D.L. Certo, lei deve pensare che la stragrande maggioranza dei partecipanti è di rigida fede cattolica. Cattolici osservanti e devoti.

F.B. Sì, ma questo come si collega con il sesso anale ed il discorso della Dottoressa De Mari?

D.L. E’ assai semplice. La Dottoressa ha presentato una teoria assi convincente sulla tensione al dolore e il concetto psicologico di inversione piacere-dolore. Ha descritto con somma perizia e con ricchi dettagli i motivi per cui il sesso anale è una pratica che provoca dolore e mortificazione fisica. Ora, lei sa che sono condizioni di estremo interesse per chi è devoto al Signore. Il Sesso anale era sempre stato disprezzato come un futile gioco, un divertimento per sporcaccioni, ma visto alla luce del dolore cambia completamente prospettiva.

Le Sacre Scritture trattano la questione della sofferenza con dovizia ben nota, quindi non mi ci soffermo. Mi basti citare la pazienza di Giobbe di fronte alle piaghe inviategli dal Diavolo per concessione di Dio.

E nei Vangeli… non ci insegna forse, in primis, Cristo, con la passione sulla croce, che la sofferenza e la sua sopportazione sono un viatico per la salvezza?

F.B. Che dicono i grandi pensatori cristiani in proposito?

D.L. Dolore e mortificazione sono certamente ben visti come si può apprezzare nella affermazioni di San Bernardo di Chiaravalle, San Francesco D’assisi, Santa Caterina da Siena.

Il San Pier Damiani esalta l’autoflagellazione e il cilicio.

Jacopone da Todi proclama “O Signor per cortesia, mandami la malattia”,

F.B. Uno dei padri della chiesa, Origene, si è persino autoevirato…

D.L.  Devo correggerla, Origene non è propriamente un padre della Chiesa. Per essere annoverati tra i padri è necessaria l’antichità, l’ortodossia e la santità.
Origene non è nel catalogo dei Santi. Comunque resta un esempio che conferma la buona pratica della mortificazione

Che dire poi dei Santi e dei Martiri?

San Sebastiano accetta il supplizio delle frecce opponendovi impassibile quel suo corpo stupendo e levigato…

Oppure Santa Fina, non ha forse scelto di vivere la sua infermità distesa su di un assito di legno in cantina fra topi e vermi, invece che in un comodo letto?

F.B. Mi scusi, visto che ha fatto il preciso lei, lo faccio anche io…  la Chiesa non ha completato il processo di canonizzazione, la povera Fina risulta solo Beata.

D.L.  Per favore, proprio lei mi solleva questi inutili dettagli di carattere burocratico?

Ma torniamo a noi, devo proseguire oltre? Non mi sembra.

Voglio solo ricordare due frasi spesso citate in chiesa, fra le invocazioni, “la sofferenza è un percorso di grazia e il dolore è ben visto ai Tuoi occhi”

Di questo sono ben consapevoli i presenti a questo congresso.

Essi sono tutti dediti alla saggia pratica del cilicio, il discorso della dottoressa è stato un’illuminazione. È stato finalmente chiaro come l’atto di ricevere la sodomia sia non solo auspicabile, ma persino indispensabile per il buon cristiano.

F.B. E i gay?

D.L.  Bravo, mi permette di aggiungere una importante considerazione. In quest’ottica, il gay non è più visto come persona affetta da disordine morale. E’ visto come esempio di espiazione. In proposito, proprio qui a Verona, si è riunita una commissione per redigere un documento da presentare direttamente al Santo Padre, affinché la comunità religiosa possa arricchirsi di figure gay. Non solo fra i laici, ma anche fra i parroci, i frati e, perché no? A questo punto auspichiamo anche un Papa gay.

Dobbiamo proprio ringraziare la Dottoressa Silvana De Mari per averci aperto gli occhi.

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IL TEMPIO

febbraio 21, 2017

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La navata era ricolma per la recita, Il Filosofo Bottiglione ed il Filosofo Zio ne attendevano l’inizio seduti sulla panca. A fianco il nativo scavava, scavava… continuando così sarebbe potuto arrivare fino all’inferno.

Filosofo Zio: Bottiglione, tu che meni vanto di essere ateo e anticlericale, ti trovo in chiesa tutte le volte che mi ci reco…

Filosofo Bottiglione: ciò accade perché sei cattolico, caro Zio.
Ma ora, rifletti un poco su questo luogo.

Zio: si tratta di una chiesa…

Bottiglione: certo, brutta e moderna, ma pur sempre chiesa. Orbene, se mai dovesse esistere questo Dio onnipresente, sarai ben costretto ad ammettere che l’unica differenza fra qui dentro e fuori è che qui c’è il prete…
d’altra parte, se Dio non esiste, parimenti l’unica differenza fra qui e fuori è che qui c’è il prete.
Quindi, comunque la si intenda, l’unica differenza fra qui e fuori è che qui c’è il prete.

Zio: be’, no, qui Dio c’è un po’ di più…

Bottiglione: e perché mai?

Zio: perché qui c’è il prete.

Il nativo, a fianco, era giunto in una grande caverna popolata da personaggi della mitologia minore, mentre sul megaschermo, sotto il megacrocifisso, proiettavano ampollose immagini di luce che squarcia le nubi.

Bottiglione: ma tu sai cosa è quello?

Zio: quello è Dio.

Bottiglione: insomma, non direi… al più è il Dio Sole.

Zio: sempre di un Dio si tratta…

Bottiglione: ma non è lo stesso Dio. È un’operazione falsa, come se in chat una ragazza chiedesse la tua foto e tu mandassi la mia, troppo comodo…

Zio: però tutte queste tecnologie in chiesa, non mi convincono, non vanno bene.

Bottiglione: Qui ti devo contraddire. In nessun passo del Levitico Dio condanna l’uso dei computer. La legge è chiara.

Zio: ma per forza, a quel tempo il computer non esisteva. Il tuo ragionamento non regge.

Bottiglione: ma come? Dio non è forse onnisciente? Quindi ben sapeva anche ai tempi di Mosè che l’uomo avrebbe costruito il computer. Se avesse avuto qualcosa da dire in proposito, così come ha condannato l’omosessualità, avrebbe condannato anche l’uso dell’informatica.

Nel frattempo il nativo non era arrivato all’inferno, aveva invece trovato un filone di diamanti e ne raccoglieva a mani basse.


MAX

dicembre 1, 2016

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Max. Chi è veramente Max? Lui non si definirebbe un razionalista, eppure… Va bene, non usiamo quella parola, diciamo che è un preciso. Ecco, potremmo anche dire un razionalista onesto, razionale alla bisogna, ma pronto ad ammettere senza vergogna i propri atti di fede!
Nel gorgoglio delle tante credenze umane, lui è molto ateo. Non crede a Visnu, a Manitou, ad Anubi, a Thor, ad Allah, a Baal, a Rha, a Mitra, a Zeus, a Poseidone… e ad un’altra infinità di dèi. Gliene manca solo uno per essere ateo quanto me.
Il suo ateismo quasi completo non gli ha impedito di mettermi in guardia di fronte a quella che lui ritiene la più temibile delle derive irrazionali e sostiene con cristallina integrità: “Affermare che Dio non esiste è un atto di fede quanto affermare che esiste, un vero razionalista si guarderebbe bene dall’avventurarsi in simili dichiarazioni!
Max è la spina? E’ la coscienza sporca di ogni razionalista? Non saprei… devo ammettere che non mi ha mai convinto molto, forse a causa di quel dio mancante alla sua razionalità, che mi ha sempre fatto apparire le sue argomentazioni un poco capziose. Ebbi però a ricredermi in seguito a quattro episodi che mi capitarono, dopo averlo conosciuto. Episodi che vado illustrare con rigore di cronaca.

primo episodio.

Il cerchio delle idee

Il Filosofo Bottiglione disegna, con un apposito compasso, un bel cerchio sulla lavagna e dice agli studenti: “ecco, quello che ho disegnato è un cerchio, fate sul foglio la stessa operazione”.
D’improvviso, dalla lavagna, proprio nel centro del cerchio, vi è come un lento e inquietante ribollire. È la faccia di Max che emerge ectoplasmatica e sentenzia: “Come puoi affermare -Ho disegnato un cerchio- ? Ragazzi, la figura che disegnate non sarà mai esattamente un cerchio. Vibrazioni minime porteranno la mina del compasso a non mantenere costante la distanza dal centro. Poi quella circonferenza, vi pare composta di punti senza dimensione? Noooo, il vostro professore non può dire -Ho disegnato un cerchio- ma, al più, -Ho disegnato una figura che approssima ragionevolmente un cerchio-

Tutto vero. anche la faccia che usciva dalla lavagna. avreste dovuto vederla…

secondo episodio:

Dov’è il tuo gatto?

Il Bottiglione cerca il suo gatto e non lo trova. Osserva che tutte le porte e le finestre di casa sono chiuse e afferma: “Il gatto deve essere in casa, poiché era qui un attimo fa.”
Lo cerca in tutte le stanze, senza frutto. Finalmente, tornando in salotto, lo trova bel bello, arrotolato sul divano come è costume di quegli animali. Allora esclama: “Eccolo, chissà dove si era nascosto!”
Da dietro, però lo coglie una voce e, girandosi allarmato… vede Max, seduto con le gambe accavallate sull’altro divano che, con voce grave, lo rimprovera: “Ma Bottiglione! Proprio da un razionalista come te esce la frase -Il gatto deve essere in casa- ?”
Il nostro Filosofo preferito abbozza una difesa: “Be’, era in casa prima, è in casa adesso, è tutto chiuso…”
“E che ne sai?” risponde l’ospite. “In questo intervallo di tempo il gatto potrebbe essersi dematerializzato, per accedere ad un diverso piano astrale, forse per compiere qualche missione a te assolutamente sconosciuta. Come puoi escludere che non sia un gatto guerriero di Betelgeuse, nella costellazione di Orione, gigante dei cieli?”
Non pago, prosegue: “Ma parliamo pure di qualcosa che dovrebbe esserti più familiare. Il tuo gatto potrebbe aver fatto come quello di Schrodinger e aver oltrepassato ripetutamente il muro di casa grazie all’effetto tunnel. E tu ancora te ne esci con frasi del tipo -Il gatto deve essere in casa-. Ma la razionalità, dove l’hai lasciata?”

terzo episodio

Il volo

In una di quelle trasmissioni di Raiuno la domenica mattina, quei programmi di indottrinamento tipo Russia sovietica, un prete parla della madonna che è salita in cielo.
Il figlio del Filosofo Bottiglione, cogliendo questo aspetto, chiede, con la curiosità dei bambini: “Papà! Ma la madonna vola?”
Il Filosofo risponde divertito: “Ma no, piccolo mio, le madonne non volano” .
Improvvisamente la televisione inizia ad emettere ronzii ed immagini di segnale distorto. Un fenomeno di breve durata e, quando l’immagine torna nitida, compare a tutto schermo la faccia di Max.
Austero rimprovera: “Ma cosa fai? Insegni a tuo figlio un dogmatico principio di fede? Sai benissimo che, quand’anche volessimo escludere l’intervento divino, nulla vieta che la madonna possa volare, spinta in alto dal fenomeno, statisticamente raro, che tutti gli spin dei suoi atomi siano orientati nel medesimo verso. Bottiglione, sii razionale: non puoi dire -Le madonne non volano-!”

quarto episodio

Noli me tangere

Il Bottiglione esorta il figlio ad andare a letto. “Dai, è tardi, vai in camera…”
Il bimbo non è convinto e risponde: “Dai, con te, con te!”
“Va bene, ti accompagno”
Quando i due si affacciano sulla buia camera da letto, il bambino si aggrappa alla gamba del padre: “Papà, vai prima tu… accendi la luce”
“Ma…piccino, di cosa hai paura?”
Il bimbo, con tono lamentevole: “Ho paura che ci sono dei fantasmi…”
“Oh, piccolino, non devi avere paura dei fantasmi, i fantasmi non esistono”
Il padre non fa in tempo a terminare la frase che, dai meandri tenebrosi della stanza emerge Max, dicendo: “Bottiglione…è così che dai un’educazione razionalista a tuo figlio? Non puoi dire – I fantasmi non esistono-, una frase del genere richiede un atto di fede irrazionale. Uuaaaaooooooooo!”
E, così come se ne è venuto, scompare, in una nuvola di spirito.

E voi? Dopo simili esperienze, ancora non credereste a Max?


Il crocifisso e il ritratto del Re

novembre 19, 2016

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Non c’è niente da fare. Circolari Ministeriali e Regi Decreti del periodo fascista stabiliscono con chiarezza che il crocifisso è un arredo scolastico e il Consiglio di Stato ha ribadito che, in quanto arredo, deve arredare le pareti delle scuole italiane.

Vi piaccia o no, è così. Ma leggiamo con cura cosa stabiliscono esattamente Circolari e Decreti:

La Circolare n. 68 del 22 novembre 1922 recita:
«In questi ultimi anni, in molte scuole primarie del Regno l’immagine di Cristo ed il ritratto del Re sono stati tolti. Ciò costituisce una violazione manifesta e non tollerabile e soprattutto un danno alla religione dominante dello Stato così come all’unità della nazione.
Intimiamo allora a tutte le amministrazioni comunali del regno l’ordine di ristabilire nelle scuole che ne sono sprovviste i due simboli incoronati della fede e del sentimento patriottico.»

Quanto alla scuola media, il regio decreto n. 965 del 1924, in particolare all’art. 118:
«Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del crocifisso e il ritratto del Re.»

Similmente, il regio decreto n. 1297 del 1928 relativo alla scuola elementare ne decreta la presenza in questo modo per le cinque classi elementari:
« Tabella degli arredi e del materiale occorrente nelle varie classi e dotazione della scuola.
Prima classe.
1. Il crocifisso.
2. Il ritratto di S. M. il Re.
(omissis) »

Quindi ci aspettiamo che la croce non possa essere lasciata da sola ad incoronare la fede ed il sentimento patriottico. Per esporre degnamente l’elegante arredo cristiano, serve il ritratto di Sua Maestà.
Orbene, il Re d’Italia non esiste più, essendo stata cancellata la monarchia e aboliti i titoli nobiliari, per quanto il figlio di Umberto II e il fiero Duca d’Aosta se ne contendano il blasone.

Come possiamo appendere il crocifisso, non essendoci il ritratto del re?
Non saremo mica costretti ad appiccicare sopra le teste dei nostri ragazzi la faccia di Emanuele Filiberto, per dare corona al penzolare del nostro arredo preferito?

Per fortuna non è così. Il ruolo di rappresentanza dello Stato, dal ’46, è stato preso dal Presidente della Repubblica, il Capo dello Stato, che incarna molte delle funzioni che furono del re. Quindi è lui che deve fare coppia con il crocifisso.

Il problema, formale e sostanziale, non è risolto, però!
Da bambino, ricordo il volto di Pertini a rassicurarci da sopra la cattedra.
Ma, dopo di lui, il Cossiga risultò piuttosto inquietante ed imbarazzante, sicché l’usanza di affiggere il Presidente sbiadì lentamente fino a che l’immagine scomparve completamente dalle pareti delle aule italiane. Chi di voi ha visto un Napolitano o un Mattarella? Comuni inadempienti? Istituzioni scolastiche disattente? Non si sa, fatto sta che il vulnus c’è.

L’assenza del Presidente ammanta la posizione del crocifisso di un’insopportabile aura di illecito.

Pertanto fa piacere scoprire che, in certe piccole scuole di provincia, i cittadini si attivano spontaneamente per ottemperare alla Legge. Con gioia e patriottica fierezza osserviamo, sopra la lavagna multimediale, la coronata coppia: ecco il Capo dello Stato ricomparire a fianco del crocifisso!

 

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ma…..

guardiamo meglio…

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ma…

non è il Capo dello Stato italiano… è il Capo dello Stato vaticano!

Ma sì, meglio così. A questo punto gridiamo tutti in coro: viva il Papa! Anzi, viva il Papa Re!


Le Avventure di Pocodispirito

settembre 1, 2016

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Deliziamoci con le gesta di Pocosdispirito, supereroe del pensiero cristiano.

Avventura 1: poco e la corda

Avventura 2: poco e il cinghiale

Avventura 3: poco e i tre cani

Avventura 4: poco e il silenzio


Ciclismo, fuori legge le discese!

agosto 14, 2016

“FANNO PIÙ MALE DEL DOPING”

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La fonte è autorevole. Con questo documento l’UIC, associazione internazionale del ciclismo, si predispone a mettere fuori legge le discese.

“La pendenza massima ammessa in discesa nelle competizioni ufficiali sarà del 3%”, la norma prevederà una deroga per i cavalcavia.

Da indiscrezioni abbiamo raccolto una dichiarazione del presidente della sezione italiana, Renato Balestra: “Non possiamo accettare pratiche pericolose, lo sport è un ambiente sano. Le discese oggi, per le cadute, provocano più tragedie del doping. Se ci chiedono di fare uno sforzo organizzativo, lo faremo, non sarà certo più impegnativo di quanto già facciamo con i controlli antidoping”

Nel settore già trapela quale sia l’impegno a cui il Presidente si riferisce, la soluzione è più semplice di quanto si possa immaginare: i tempi dei corridori saranno registrati in vetta, con tutta calma percorreranno la discesa, che non sarà valevole ai fini della competizione, quindi verranno fatti ripartire in piano rispettando i distacchi registrati.


LA RINUNCIA

luglio 27, 2016

Il Filosofo Bottiglione intervista l’imam Alì El Fist-Ani.

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F. Salve, ci incontriamo in un periodo tragico.

A. Funesto per l’umanità e destabilizzante per noi fedeli dell’Islam.

F. Già, siamo proprio qui a discutere la reazione di voi islamici moderati a questa deriva di odio inneggiante la divinità…

A. Mi perdoni, ma lei commette lo stesso errore dei cristiani che distinguono fra islam moderato e fondamentalista. Vede, in verità quello che lei chiama “moderato” è l’Islam, l’altro non lo è.

F. Però occorre ammettere che ci sono affinità…

A. guardi, se uno attribuisse i crimini della Chiesa Cattolica al cristianesimo commetterebbe un errore, benché la chiesa sia una importantissima istituzione religiosa. Nel nostro caso questi criminali non sono nemmeno parte di istituzioni religiose…
Le faccio un altro esempio: quanti comunisti sono arrivati a negare che Stalin fosse di quell’ideologia, data la feroce dittatura che ha condotto.
Voi occidentali siete abituati a queste ambiguità a causa della vostra cultura relativista. Per noi le cose sono più chiare, i confini dell’Islam sono netti.

F. Va bene. Allora confiniamo anche la nostra discussione all’imbarazzo vostro, da un lato, e al fatto, certamente più importante, della forza del simbolo, che indubitabilmente fornisce la corazza psicologica ai terroristi suicidi.

A. Lei ha toccato i punti cruciali. Sul secondo aspetto, però, mi permetto una precisazione. Il terrorismo martire ha radici e motivazioni profonde. Non basta uno slogan come “Allah è grande” per compiere certi gesti. Lo studio delle comunità ribelli dello Sri Lanka, le Tigri Tamil o anche dei kamikaze giapponesi ci fa capire che il terrorista martire ha due motori essenziali: un nemico da odiare profondamente e una forte comunità di appartenenza cui rendere conto. Non immolarsi sarebbe peggio della morte, sarebbe l’esclusione.
Anche i frustrati prodotti dalla società occidentale , in un contesto di rete e comunicazione globale, posso rientrare in queste dinamiche…

F. Le sue considerazioni sono pertinenti però, per usare una metafora, se quanto lei ha detto è la bomba, lo slogan ne è l’innesco.
Non a caso il Giua, nel suo testo di chimica industriale, dedica un capitolo intero alla costruzione dello zolfanello…

A. Forse al Giua piaceva il sigaro…a proposito, gradisce un narghilè?

F. La ringrazio… desidererei però tornare al tema della nostra intervista…

A. Certo, né io né i dottori dell’Islam cerchiamo di sfuggire al devastante uso del nome di Allah. Purtroppo questo uso distorto del Dio è già da molto divenuto insostenibile e la metafora dell’innesco è purtroppo assai pertinente. Come le preannunciai, il mondo dell’Islam non resta a guardare. I principali dottori della legge islamica si sono riuniti per elaborare una risposta definitiva.

F. Me ne può parlare?

A. Certo, il concetto è semplicissimo da esporre: noi siamo pronti a rinunciare ad Allah.

F. E’ un’affermazione sconvolgente, la prego di circostanziarla…

A. E’ quello che ho detto. Voi occidentali siete contorti, bizantini, dite una cosa per un’altra. I cattolici in particolare…
Noi rinunceremo ad Allah, il nostro Dio, non occorre circostanziare nulla.

F. Mi scusi, ma mi sembra impossibile…e il rituale? E la legge coranica?

A. La fermo. Non rinunceremo al Corano, ai suoi precetti, alle fondamentali regole di convivenza civile che la nostra religione ci ha dato. Rinunceremo al nome di Allah.

F. Ma Allah e il Corano sono legati…

A. Le ho già detto, un conto sono i dettami, un altro conto il nome di dio. I dettami sono precisati senza rischio d’errore nella Sharia. Uno studio approfondito della Sunna ha permesso di affermare che nulla osta a espungere il nome di Allah. In fondo si tratta solo di sostituire una parola: Allah, nella vostra lingua, significa “Dio”, come vede è solo una parolina, nulla più. Certo si tratta di ristampare e distribuire i testi sacri, ma è più un problema di mera copisteria che altro…

F. Tutto ciò mi sembra incredibile… e il Profeta?

A Il Profeta Maometto, sempre sia lodato il suo nome, non sarà toccato, la sua immagine è viva nel nostro cuore. Vede, la cultura islamica è pragmatica, le cose sono dirette e semplici. Allah è la miccia d’innesco del male? È lo zolfanello? Allah è un problema? Lo si cambia. Si tiene tutto il resto: la misericordia, la rettitudine, la giustizia… certo il passaggio non è semplice. Innanzitutto deve reggere dal punto di vista della Legge, poi non si può fare senza dio, senza allah. Quindi si è pensato di utilizzare al posto del nome di Dio uno di quelli della tradizione araba preislamica, per ora ne è stata individuata una terna, ma alla fine penso che la scelta cadrà su Al-Uzza.

F. E il popolo? come potrà accettare un tale stravolgimento?

A. Il popolo sarà con noi. Il popolo lo vuole. Noi islamici siamo osservanti della legge e dei dettami religiosi. Non come voi occidentali che credete in quello che volete mescolando di tutto e di più. Prendiamo i cattolici, per fare un esempio, ne conosce qualcuno che sia al corrente di quanto è scritto nel catechismo? Ho parlato con italiani che si dicevano cattolici e poi credevano all’esistenza dei fantasmi. Altri che in paradiso pensavano di ricongiungersi con i propri animali da compagnia, Altri che non conoscevano il senso delle principali ricorrenze religiose e nemmeno onoravano il rituale consueto. Alcuni, addirittura, che annoveravano San Paolo fra i dodici apostoli e la Madonna fra le divinità…
Invece, quando la dottrina islamica stabilirà il nuovo nome di Dio, tutti i musulmani lo seguiranno, poiché noi islamici non siamo pressapochisti e fanfaroni, siamo osservanti.
A quel punto chi vorrà usare il nome di Allah per spargere terrore sarà irrimediabilmente isolato e le cose cambieranno e ci libereremo da ogni ambiguità. Probabilmente il terrorismo non scomparirà, ma si ridimensionerà e il mondo sarà migliore.

F. però potrebbero farsi saltare al grido di “Al-Uzza-Akbar!

A. No. È da escludere. Allah ha la forza di un simbolo millenario. Al-Uzza sarebbe poco più che un nome protocollare, inutilizzabile per un gesto estremo. Al-Uzza-Akbar! E poi Bum! Sarebbe fin ridicolo, non trova?

F. Come pensate di procedere? Siete tutti d’accordo?

A. Io sarò il primo a presentare la novità, mediante un discorso ai fedeli. Contestualmente le scuole coraniche turche emaneranno la necessaria interpretazione della Sunna e gli Ayatollah persiani pubblicheranno una fatwa sulla questione di Allah.

F. Non mi dirà che i sauditi non sono interessati….

A. No, vedrà che il mondo islamico sarà compatto. Sunniti, Sciti e anche gli Ibaditi si muoveranno finalmente insieme. I Sauditi e il nord Africa si sono mantenuti disallineati e preferiscono rientrare in una seconda fase. Un po’ per durezze loro, soprattutto le frange wahhbite, un po’ per le complesse relazioni geopolitiche che li legano alla superpotenza americana. Insomma, come lei ha più volte cercato di ribadire, si tratta di un processo assai delicato.
Il mondo si inchinerà di fronte al nostro pragmatismo: “Allahu-Akbar!” e cinture esplosive saranno scollegati per sempre.

F. Siete ammirevoli! Sono quasi tentato di inchinarmi verso La Mecca… un’ultima perplessità, ha parlato di grande solerzia da parte di Persiani e Turchi e di durezza dei Sauditi… in queste affermazioni c’è forse una critica verso il mondo arabo?

A. Mi perdoni, la smentisco con forza, come può pensare una cosa del genere? Per esempio, io sono arabo, insomma, ci sono arabi e arabi.

F. Sono felicemente sconvolto. Possiamo salutarci invocando: Allah è grande.

A. Certo, Allah è grande! Allah è grande, ma ancora per poco.